Nel Cuore SS. di Gesù, nel Cuore Immacolato di Maria, veneratissime e stimatissime Figliuole tutte della nostra piccola Congregazione.
Vi avevo promesso per quest’anno una lettera circolare sui nostri doveri verso Dio, il prossimo e noi stessi, ma ora mi sento spinto a rimandare ad altro tempo questo argomento per parlarvi invece della Madonna perché mai come in questi giorni, meditando su di Lei, pregandola con più fiducia dall’abisso di sangue e di lacrime in cui ci troviamo, ho creduto di capire che le parole del grande Papa Leone XIII¹, dopo che al Cuore SS. di Gesù, si possono, ai nostri tempi applicare assai bene anche al Cuore Immacolato della Santissima Vergine Maria, Madre di Gesù e Madre nostra:  
“In lui sono da collocare tutte le speranze; da lui dobbiamo implorare e attendere la salvezza”.
Sì. Noi, figli prediletti del Cuore di Gesù, abbiamo speranza in Lui, vogliamo la salvezza da Lui e l’attendiamo da Lui, ma dopo che in Lui, poniamo le nostre speranze di vicini conforti, di luce, di vita, nel Cuore Immacolato della Madonna e a Lei domandiamo, da Lei aspettiamo virtù, fortezze, vittoria.

¹ LEONE XIII Enciclica sulla consacrazione dell’umanità al Sacro Cuore di Gesù Annum sacrum (25 maggio 1899): Enchiridion delle Encicliche 3 (1878-1903) EDB Bologna 1997, 1124-1141: “Quando la chiesa nascente si trovava oppressa del giogo dei Cesari, a un giovane imperatore apparve in cielo una croce auspice e nello stesso tempo autrice della splendida vittoria che immediatamente seguì. Ecco che oggi si offre ai nostri sguardi un altro divinissimo e augurale segno: il Cuore sacratissimo di Gesù, sormontato dalla croce e splendente, tra le fiamme, di vivissima luce. In
lui sono da collocare tutte le nostre speranze; da lui dobbiamo implorare e attendere la salvezza”.
Giovanni Paolo II, Conclusione dell’Atto di affidamento e di consacrazione alla Vergine di Fatima, 13 maggio 1982: “ […] Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo, l’infinita potenza dell’Amore misericordioso! Che esso fermi il male! Trasformi le coscienze! Nel Tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza!”.

 “E incontrai te, Madre nostra amatissima
i cui meriti grandi, grandi, grandi sono scritti nel libro della vita
e che con una dedizione totale di te, nelle gioie e nei dolori,
 fosti e sei la primissima e solida colonna dell’Opera dell’Amore:
 mio primo e valido aiuto, mio vero conforto e sostegno e vanto e gloria!
Solo Dio ti può ricompensare per quanto hai fatto per me e per le nostre figliuole:
Dio ti ricompenserà da Dio in terra e in cielo!”
(Don Amilcare Boccio)

Guglielmina Remotti era nata a Sale (AL) il 15 settembre 1881. Donna forte e laboriosa pur nell’apparente fragilità, Guglielmina, nella sua giovinezza aveva avviato un laboratorio dove esplicò le sue rare doti di creatività e di buon gusto, al punto che le sue lavoranti la definirono: “un’artista nata, sensibile a tutte le espressioni della bellezza”. Con semplicità trasmetteva alle discepole il suo sapere, ed esse uscivano da quella casa veramente formate come donne cristiane, con una certa apertura mentale, e come ricamatrici provette.
Sin dal 1919, Don Amilcare Boccio, conoscendo la fede e la vita di fede di questa giovane salese, vide in lei una valida collaboratrice per dare vita a quella nuova Famiglia Religiosa che il Signore gli aveva ispirato.
Guglielmina disse il suo sì al Signore accogliendo la chiamata a realizzare il primo gruppo di coloro che avrebbero iniziato la Congregazione delle Piccole Figlie del Sacro Cuore.

Lei stessa mise a disposizione la sua casa, una “Piccola Betlemme”, in cui però non mancava l’essenziale: il desiderio di donare completamente la vita per conoscere e far conoscere, amare e far amare il Cuore di Gesù.
Madre Guglielmina ricoprì subito l’incarico di Superiora e lo mantenne per oltre un trentennio, guidando le Suore con soavità e fortezza, limpido esempio di fede e di operosa carità.
Alla sua Congregazione ella diede tutto: lo spirito, la mente, l’intelligenza, il cuore, l’impegno, le energie… al suo Dio non negò nulla, nemmeno quando la croce si fece più pesante: provata nel crogiuolo, non lasciò mai trasparire all’esterno il suo travaglio interiore rimanendo sempre disponibile ad ascoltare, consolare, incoraggiare, infondere speranza.
Così visse fino all’ultimo giorno del suo pellegrinaggio terreno: Madre Guglielmina, ottantacinquenne, tornava serenamente alla Casa del Padre l’8 marzo 1966, dopo aver tracciato ancora una volta, sul letto di morte, il profilo ideale della Piccola Figlia come lei e il nostro Fondatore avevano sempre avuto in cuore:
“…Sono tutta per voi! Sempre, specie in questi ultimi giorni che mi fan sentire più forte l’affetto! Non vi lascio però orfane. Fatevi sante, luminose per la santa Chiesa, unite amorosamente per la nostra Opera! Disinvolte e austere, aperte e prudenti, silenziose e fattive, generose, sempre pronte ad ogni bisogno per la salvezza delle anime: così, così, come i primi tempi! Tutte tutte benedico…”.


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La biografia (approfondimento)

Gli scritti

 

Amilcare Agostino Boccio nasce a Sale (AL) il 12 marzo 1891, primogenito di una famiglia di modeste condizioni. Il padre, fabbro ferraio, è persona dolce, serena, ottimista, modello di fortezza e di sacrificio. La mamma, filatrice di seta, è donna forte e decisa, di fede viva e ardente. Da lei, Amilcare impara a confidare nel Sacro Cuore e in Maria, ad adorare l’eucaristia e a stimare i sacerdoti.
Amilcare, ancora fanciullo, serve talvolta la Messa a San Luigi Orione, il quale, parlando del Sacro Cuore, ripete sovente: “Egli ha fame e sete d’amore!”. Queste parole suscitano nel cuore del bambino il desiderio di rispondere all’Amore: “Oh, Signore, potessi toglierti questa fame e questa sete!”. Per questo il 2 dicembre 1902 entra nel seminario minore di Stazzano (diocesi di Tortona).

Il 2 febbraio 1911 Amilcare, giovane seminarista, riceve quella che chiama la prima grande grazia. Cristo, “con una voce potente e un’azione trasformatrice”, lo prende “totalmente sul suo Cuore”. Egli risponde con un sì senza riserva e sacrifica la sua passione per la musica col motto: “Che io viva per amarti e per farti amare”.
Il 5 luglio 1914 è ordinato sacerdote; l’anno successivo parte per il fronte come cappellano militare nella prima guerra mondiale. Ferito gravemente, è costretto a una lunga convalescenza durante la quale ha modo di leggere “Storia di un’anima” di S. Teresa di Lisieux. Da questa lettura riceve una chiara luce sul progetto di Dio su di lui: dare vita a una famiglia religiosa che cooperi allo stabilirsi del regno di misericordia del Signore seguendo una via di fiducia, semplicità e amore.
Grazie alla collaborazione di una giovane salese, Guglielmina Remotti, divenuta poi la prima Madre, il 25 marzo 1924 ha inizio la Congregazione delle Piccole Figlie del Sacro Cuore di Gesù, donne consacrate che vogliono vivere secondo lo spirito del carisma ricevuto da Don Boccio:
“Conducimi le anime per la via della fiducia, aiutami a guarirle, a fortificarle, a santificarle nel mio amore con la dolcezza di mia Madre, ispirando costantemente fiducia” (04.08.1931).

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Un approfondimento

 

Don Amilcare Boccio, come vero Padre che si prende cura di chi gli è affidato, lungo tutta la sua vita ha avuto a cuore la guida della Congregazione da lui fondata.
Egli raggiungeva spesso le sue figlie attraverso lettere circolari in cui esortava a vivere con radicalità la propria vocazione secondo lo spirito del carisma da lui ricevuto. Si tratta di scritti che attingono continuamente alla Sacra Scrittura, di cui Don Boccio era innamorato, nonostante i tempi non fossero caratterizzati da una certa familiarità con essa.
Dalle circolari traspare tutta la passione del Fondatore per il Cuore di Gesù e la sua determinazione a farne l’unico ideale della sua vita.
Pur essendo rivolti alle Piccole Figlie gli scritti di Don Boccio sono per tutti una miniera preziosa in cui trovare quella sapienza evangelica che Dio ispira ai piccoli che si affidano a Lui.
In essi troviamo tracciata la via per una vita spirituale fondata sulla fiducia nell’amore di Gesù che vuole renderci capolavori della sua misericordia.
Oltre alle lettere circolari numerose sono le omelie dattiloscritte che Don Boccio teneva alla comunità di Casa Madre: grazie ad esse abbiamo a disposizione un vero e proprio commentario alle diverse circostanze dell’anno liturgico.

Buona Lettura!


Riflessioni sulla Vergine Maria

Lettera circolare del 22-26 maggio 1944 (estratto)

Lettera circolare dell'8 agosto 1947 (estratto)

Omelia del maggio 1953

Omelia del 15 agosto 1953

Omelia del 21 novembre 1956 (Presentazione di Maria SS.ma al Tempio)

 

Riflessioni sul Sacro Cuore

Predica del 4 giugno 1947 (estratto)

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